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Al bando l'ovetto Kinder?

Kinder SorpresaLa Germania vuole mettere al bando il Kinder sorpresa, l'ovetto al latte con la sorpresa al suo interno.Nonostante l'enorme successo che da anni riscuotono tra bambini e adulti, i famosi ovetti sarebbero fuori dagli standard di sicurezza.La proposta e' stata avanzata dalla Commissione Salute del Parlamento. Mettere nello stesso prodotto un alimento e materiali non commestibili, come le sorprese contenute negli ovetti, sarebbe un pericolo per la salute.'I bambini non possono capire la differenza tra un giocattolo e il cibo', si legge in un'intervista di Miriam Gruss, membro della commissione parlamentare, pubblicata sul quotidiano Die Welt.Nel frattempo un portavoce per la Ferrero, l'azienda italiana produttrice di Kinder sorpresa dal 1974, ha riferito che si tratta di un provvedimento ingiustificato in quanto le 'sorprese' sono contenute in una capsula gialla e quindi separata dall'alimento.In America gli ovetti kinder sono vietati per legge in quanto non e' possibile vendere alimenti e giochi che siano a contatto.

Un colorante curerà l'Alzheimer

AlzheimerDal Web Si è tenuto questa settimana la Conferenza Internazionale sull’Alzheimer; da Chicago sono giunte notizie che hanno suscitato grande interesse nella comunità scientifica, dal momento che un nuovo farmaco presentato promette di raddoppiare l’efficacia dei trattamenti, rispetto a quelli disponibili al giorno d’oggi per la cura del morbo e che, tra l’altro, sono utilizzati solo nella sua fase terminale. Come illustrato dal professor Wischik dell’Università di Aberdeen (Scozia), il nuovo preparato (chiamato Rember) è stato testato su un campione di 321 malati, non ancora giunti ad uno stadio aggravato: divisi i pazienti in gruppi, a tre è stato somministrato il Rember in varie dosi, mentre il gruppo di controllo non veniva sottoposto ad alcun trattamento effettivo, limitandosi ad assumere un placebo. Le differenze rilevate sono state clamorose: i malati che hanno preso una dose giornaliera di 60mg del medicinale hanno dimostrato una riduzione del proprio declino mentale che si attesta all’81% rispetto al gruppo di controllo. Rilevanti i progressi anche sulla lunga durata: i malati sottoposti alla nuova terapia farmacologica non hanno subito un significativo declino delle loro funzioni mentali per i successivi 19 mesi, mentre il gruppo che aveva assunto il solo placebo ha visto le proprie condizioni aggravarsi inesorabilmente.L’inedita efficacia del farmaco dipende dalla modalità con cui frena l’andamento del morbo: è la prima volta, difatti, che si sceglie di agire sui grovigli cerebrali che sviluppa l’Alzheimer all’interno delle cellule nervose, destinate alla funzione mnemonica, che il morbo distrugge prima di attaccare i neuroni delle altre parti del cervello. La morte delle cellule cerebrali inizia attorni ai cinquant’anni d’età; già un decennio dopo, metà degli affetti da Alzheimer sviluppa problemi di memoria. Una volta immesso sul mercato, si spera già nel 2012, il Rember potrebbe costituire la migliore speranza di vita per gli oltre 26 milioni di persone nel mondo affette dal morbo.

Succhi di frutta e diabete. Attenzione a quelli industriali

Succo di fruttaUna lunga ricerca durata ben 18 anni, effettuata su 71.346 donne e pubblicata sulla rivista "Diabetes Care" ha dimostrato che i soft-drinks e i succhi di frutta industriali, aumentano del 18 per cento la possibilita’ di divenire diabetici.L’aspetto piu’ rilevante dello studio e’ che il consumo parallelo di succhi di frutta industriali, riduce fino ad annullare i benefici di una alimentazione sana, come il consumo di frutta fresca e verdure. E' stato evidenziato che consumare giornalmente due o tre porzioni di frutta fresca riduce il rischio di diabete anche del 20%, quota che quasi si annulla se si fa uso contemporaneo di succhi di frutta industriali.Per mantenere viva la nostra buona salute, prepariamoci da noi medesimi i succhi di frutta, giochiamo con la fantasia dei colori, tutti in un frullatore e, per chi non si accontenta del dolce naturale della frutta, si puo' aggiungere semplicemente un po' di miele.Sono quindi da sconsigliare succhi di frutta industriali e soft drinks, quelli bevuti soprattutto tra i pasti.Molto, molto meglio tanta buona acqua, soprattutto adesso nella stagione calda.

Il pomodoro Ogm contro l'invecchiamento

Si chiama 'Sun black', il pomodoro dalla buccia nera e polpa rossa ricco di proprieta' antiossidanti nato da un progetto che ha coinvolto gli atenei di Pisa, Modena, Reggio Emilia e Tuscia e finanziato dal Ministero dell'Universita' e della ricerca scientifica. Il 'Sun black', varieta' ottenuta senza far ricorso a tecnologie Ogm, presenta una buccia dalla colorazione viola tendente al nero dovuta alla presenza degli antociani, pigmenti presenti in alcuni vegetali come l'uva nera o i mirtilli che svolgono una potente azione antiossidante utile a rallentare l'accumulo di radicali liberi. Il pomodoro nero, che conserva comunque la polpa di colore rosso e mantiene inalterato il sapore, e' stato ottenuto dall'incrocio tra diverse qualita' di pomodoro ed e' giunto al secondo anno di raccolta. Il progetto ha due obiettivi, il primo propedeutico alla ricerca agroalimentare e a un possibile ingresso del 'Sun black' nel circuito commerciale, il secondo rivolto allo studio dei geni coinvolti nel processo di produzione di antociani per migliorare ulteriormente, senza ricorso a tecniche Ogm, la componente nutrizionale degli alimenti.

Tumori infantili in costante aumento: perché?

Tumori InfantiliTumori infantili in costante aumento, ma mortalità in costante diminuzione. Lo rende noto il Rapporto AIRTUM 2008 - Tumori infantili. Incidenza, sopravvivenza, andamenti temporali, realizzato dall’AIRTUM in collaborazione con l’Associazione italiana di emato-oncologia pediatrica (AIEOP) e con il sostegno dell’IST di Genova e del CCM (Centro controllo e prevenzione delle malattie - Ministero della salute). Il Rapporto AIRTUM offre finalmente anche per i tumori infantili e dell’adolescente una qualità e un dettaglio informativo analoghi a quelli raggiunti per le altre fasce di età. Lo studio fornisce una misura aggiornata dell’incidenza e della sopravvivenza dei soggetti con tumore in età pediatrica (anni 0-14) e adolescenziale (anni 15-19), basata sui dati raccolti da 23 registri dell’Associazione Italiana Registri Tumori (la mappa dei Registri attivi in Italia è disponibile sul sito www.registri-tumori.it). Sono inoltre pubblicati gli andamenti temporali di incidenza, sopravvivenza e mortalità, e le stime del numero di casi attesi in Italia da qui al 2015. Sono riportati anche i dati del Registro ospedaliero dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (AIEOP). Relativamente al periodo di osservazione 1998-2002, nell’area coperta dai registri tumori i tassi d’incidenza della malattia sono i seguenti: bambini 0-14 anni: 175,4 casi per milione/anno ragazzi 15-19 anni: 270,3 casi per milione/anno Il tasso di incidenza per tutti i tumori pediatrici in Italia è più alto di quello rilevato negli anni novanta negli Stati Uniti (158) e in Europa (140). Attualmente in Germania è 141, in Francia è 138. Pur restando una patologia rara, tra il 1988 e il 2002 (tre quinquenni) si è osservato un aumento della frequenza del 2 per cento annuo, passando da 146,9 casi nel periodo 1988-1992 a 176,0 casi nel periodo 1998-2002. L’incremento più consistente riguarda i bimbi sotto l’anno di età (+3,2 per cento), seguiti da quelli tra 10 e 14 anni (+2,4 per cento), mentre è simile negli altri due gruppi (+1,6 per cento nella fascia di età 1-4 anni, +1,8 per cento tra i 5 e i 9 anni). I tre tumori più frequenti nei bambini sono tutti in aumento: leucemie +1,6 per cento annuo; linfomi +4,6 per cento annuo; tumori del sistema nervoso centrale +2,0 per cento annuo. Un fenomeno simile è stato osservato in diversi Paesi, ma in Italia il cambiamento percentuale annuo risulta più alto che in Europa: - per l’insieme di tutti i tumori (+2 per cento vs 1,1 per cento) - per le leucemie (+1,6 per cento vs 0,6 per cento) - per i tumori del sistema nervoso centrale (+2 per cento vs 1,7 per cento) - e per i linfomi (+4,6 per cento vs 0,9 per cento). Negli Stati Uniti, invece, il tasso per tutti i tumori non è aumentato in modo significativo (+0,6 per cento), l’incremento delle leucemie è dello 0,4 per cento e i tumori del SNC sono stabili (-0,1 per cento).

Per i casi rilevati nel 1998-2002, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi ha raggiunto complessivamente il 78 per cento per i tumori in età pediatrica e l’82 per cento per i tumori dell’adolescente. Lo studio non ha rilevato differenze statisticamente significative nella sopravvivenza dei bambini e degli adolescenti residenti nelle diverse aree geografiche del Paese. Le previsioni non sono rosee per i bambini tra 0 e 14 anni. Le stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree coperte dai Registri tumori e i dati di popolazione forniti dall’ISTAT, indicano che in Italia ci sarà un aumento dei casi tra i più piccoli. Nel gruppo dei ragazzi, invece, i casi passano da 3974 nel periodo 2001-05 a 3752 nel periodo 2011-15. La fotografia aggiornata dei dati riguardanti i tumori infantili è essenziale per tenere sotto controllo la malattia, per organizzare la distribuzione delle risorse e per valutare il numero di soggetti coinvolti negli studi clinici finalizzati a valutare le terapie più efficaci. Oltre a migliorare i trattamenti e il funzionamento del servizio sanitario, i risultati presentati in questo studio dovrebbero servire da stimolo per promuovere ricerche specifiche e approfondimenti sulle cause dei tumori infantili. Ma a che cosa si deve l’aumento dell’incidenza? "Verosimilmente intervengono fattori diversi", spiega Corrado Magnani, coordinatore scientifico del Gruppo di lavoro AIRTUM. "Almeno una parte della variazione è da attribuire ai miglioramenti della diagnosi e non a fattori causali. I progressi del servizio sanitario nazionale e delle tecniche di diagnosi e cura hanno fatto sì che molti casi di tumore in passato misconosciuti siano oggi correttamente diagnosticati e trattati. All’opposto, esiste molta incertezza sui possibili fattori causali di questi tumori e sulla proporzione attribuibile a fattori esterni oppure a fattori genetici". "E' un aumento reale ed è prioritario andare a ricercare le cause di questo fenomeno", commenta Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina preventiva dell’Istituto dei tumori di Milano, "la quota di casi generata dal miglioramento diagnostico non spiega interamente il fenomeno, occorre indagare in tutte le direzioni e approfondire le indagini sui fattori che sollevano qualche sospetto, compresi quelli dovuti all’inquinamento ambientale". "E’ difficile evincere l’impatto del miglioramento diagnostico sull’aumento del numero dei casi, la questione dovrebbe essere approfondita così come il possibile ruolo dei fattori ambientali", afferma Benedetto Terracini, direttore di Epidemiologia & Prevenzione e fondatore, nel 1967, del primo registro dei tumori infantili italiano. "Un messaggio chiaro riguarda la qualità dell’erogazione delle cure nel nostro paese. I bambini italiani non hanno nulla da invidiare ai loro coetanei scandinavi o canadesi, e non sembrano esservi differenze nell’accesso alle migliori terapie per area di residenza. Sono però necessarie scelte politiche in merito alle migrazioni sanitarie (principalmente da Sud a Nord). Le autorità sanitarie debbono decidere se è preferibile incrementare i centri di eccellenza al Sud oppure facilitare la vita delle famiglie che forzatamente debbono far curare un loro bambino al Nord".

Bibliografia. Rapporto AIRTUM 2008 - Tumori infantili. Incidenza, sopravvivenza, andamenti temporali. Epidemiologia & Prevenzione 2008; 32(3) Suppl 2: 1-112.

SALUTE: COSI' AUMENTA 'ORMONE FIDUCIA' QUANDO BEBE' SI ATTACCA AL SENO

Allattare ala SenoScoperto il meccanismo che fa si' che aumenti, durante l'allattamento, il livello di ossitocina, il cosiddetto ormone della fiducia, nel cervello della mamma che attacca il suo piccolo al seno. Quando una donna allatta, infatti, si innesca una metamorfosi a livello cerebrale, che contribuisce a rafforzare il legame con i propri figli. Un team di ricercatori della Warwick University, in uno studio che ha guadagnato le pagine della rivista Plos Computational Biology, ha dunque svelato il meccanismo che fa in modo che, nel corso dell'allattamento, si aprano i rubinetti dell'ormone della fiducia.

Fino ad ora, infatti, restava un rebus da sciogliere spiegare come poche migliaia di cellule del cervello riuscissero a rilasciare l'ossitocina influendo positivamente anche sull'umore delle mamme. Per gli studiosi, l'ossitocina viene rilasciata durante la produzione del latte materno, inondando il cervello durante l'allattamento. In genere, i neuroni rilasciano sostanze chimiche come l'ossitocina in dosi piuttosto piccole. Ma quando la mamma allatta al seno il proprio bambino, hanno mostrato i ricercatori servendosi di un complesso modello matematico, i neuroni materni rilasciano l'ormone anche dai loro dendriti, la parte della cellula che di solito riceve informazioni, piuttosto che inviarle.

Cio' darebbe vita a una vera e propria 'esplosione' dell'ormone della fiducia. L'ossitocina e' prodotta naturalmente nell'ipotalamo, l'area cerebrale che controlla la temperatura corporea, la sete, la fame, la rabbia e la stanchezza. Ma e' anche coinvolta nelle promozione delle sensazioni di fiducia e nella riduzione della paura. "Il modello usato in questo studio - sottolinea Jianfeng Feng, a capo della ricerca - potrebbe essere impiegato per studiare altre attivita' cerebrali simili".

L'esposizione al sole previene alcuni tumori

Anche se alcuni studiosi dicono il contrario...
Esposizione al soleUn'esposizione moderata, circa due ore, ai raggi solari sembrerebbe ridurre del 50 per cento il rischio di sviluppare alcune neoplasie quali: tumore al seno, tumore al colon e tumore alla prostata. I benefici arriverebbero dalla vitamina D prodotta dall'organismo durante l'esposizione al sole. Il legame fra raggi solari e tumori è stato analizzato nell'ambito di una ricerca condotta dal Dipartimento di Medicina ed Endocrinologia dell'Università di Boston, i dettagli sono stati pubblicati sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology (Luglio 2008).

L'ADOI, Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani, ha dato ampio risalto ai dati ottenuti nel corso della ricerca americana rimarcando ancora una volta l'importanza che la vitamina D ha sull'organismo. Patrizio Mulas, presidente dell'ADOI, spiega che la vitamina D agisce beneficamente su tessuti differenti e in particolare sulla prostata e sul seno.

Questa non è la prima volta che si esaltano i benefici della vitamina D, studi precedenti avevano già esaminato i suoi effetti nella prevenzione dei tumori, e nella prevenzione di diverse malattie.

Un deficit di vitamina D può avere molteplici conseguenze sulla salute, fra i vari aspetti negativi vi è un possibile aumento, fino al 253 per cento, del rischio di sviluppare il tumore al colon. Mulas evidenzia che a volte, la stessa paura eccessiva di sviluppare un tumore della pelle, rischia di provocare più danni che benefici. Il nostro corpo non è in grado di produrre autonomamente la vitamina D ma, attraverso l'esposizione della pelle al sole, può essere metabolizzata dall'organismo.

Per produrre la concentrazione di vitamina D utile all'organismo senza aumentare il rischio di tumore della pelle basta seguire alcuni consigli:

- L'esposizione al sole deve essere graduale.


- Evitare di esporsi al sole, specialmente i primi giorni, tra le 12 e le 16, quando il sole è più intenso, (soprattutto bambini e anziani).


- Applicare prodotti solari un'ora prima dell'esposizione e rinnovarli giacché questi si diluiscono per la sudorazione o i bagni in acqua.


- Iniziare sempre da indici di protezione alti e ridurli gradatamente tenendo conto che anche se si è abbronzati è necessario usare filtri solari, perché la tintarella non protegge dai danni degli UV.


- Evitare di usare prodotti cosmetici come profumi, lanoline e derivati, e parabeni, che possono essere foto sensibilizzanti e provocare eritemi.


- Evitare di esporsi al sole dopo trattamenti di chirurgia plastica o di dermatologia estetico-correttiva (peeling, laser).


- Assumere integratori antiossidanti che hanno una efficace azione sulla prevenzione dell'invecchiamento cutaneo ma che aiutano anche a preparare la pelle al sole (assunti 30-40 giorni prima). Per i dosaggi specifici consultare uno specialista.


Con i bambini usare la massima prudenza. Utilizzare sempre protezioni solari alte, maglietta, cappellino e occhiali.
Già dopo due ore di esposizione al sole i livelli di vitamina D prodotti dall'organismo sono sufficienti, il consiglio è quindi quello di esporsi al sole con moderazione, usando filtri protettivi adeguati, evitando le ore più calde del giorno e, se proprio si vuole restare in spiaggia, ricordarsi di coprirsi con una maglietta e con un cappellino anche se si sta sotto l'ombrellone in quanto arrivano comunque i raggi riflessi dalla superficie del mare e dalla sabbia.